Il progetto

Con il progetto Judaica-Europeana e con il prezioso contributo scientifico dell’ICCU (Istituto Centrale per il Catalogo Unico) l’Archivio di Stato di Venezia ha realizzato un primo strumento che mette a disposizione del pubblico di tutto il mondo un insieme di fonti documentarie di imponenti dimensioni, tutte relative al mondo ebraico veneziano in età moderna.

La storia di questa minoranza è in larga parte già nota, a partire dal nome stesso di Ghetto, termine veneziano che indicava la presenza di una fonderia pubblica, geto, di rame in quell’area insediativa alla metà del Quattrocento, vocabolo presto divenuto di comune uso internazionale. Molti gli studi apparsi in varie lingue su personaggi, insediamento urbano, tradizioni, usi e aspetti relativi ai rapporti tra gli ebrei e la Repubblica di Venezia. Una minoranza che verso la fine del Settecento è attestata intorno ai 1600 abitanti, ed è una delle cinque più cospicue comunità ebraiche esistenti in Italia, dopo Livorno, Roma, Mantova e prima di Ferrara.

Le fonti che qui si presentano non sono la trasposizione per immagini del percorso documentario di queste indagini, per quanto autorevoli. Sono presenti certamente anche alcune riproduzioni di documenti già noti e studiati. Ma tale presenza non è dovuta a selezione degli atti ritenuti più significativi, o graficamente più accattivanti. Si propongono invece in quanto insiemi, parte di intere serie della documentazione veneziana, secondo la logica e la politica tradizionalmente volute e adottate dall’Archivio di Stato di Venezia.

La logica con cui si sono scelte le fonti da riprodurre e offrire alla pubblica consultazione è quella di rendere possibile la ricerca anche a distanza, e insieme a fonti più conosciute offrire anche le immagini di altre serie, difficilmente analizzabili se non al prezzo di lunghi soggiorni di studio a Venezia. Si è inteso in questo modo favorire nuove indagini su situazioni, persone, realtà e fatti che non sono ancora stati esplorati, e che meritano di essere ancora analizzati. Per sostenere queste ricerche serve la possibilità di consultare, uno dopo l’altro, i documenti che si susseguono nelle filze, nei registri, nei fascicoli esistenti negli archivi delle magistrature competenti, a diverso titolo, sui singoli aspetti del rapporto tra lo Stato veneziano e gli ebrei che vi risiedevano.

Tale esigenza è stata manifestata anche da alcuni autorevoli studiosi del mondo ebraico veneziano.

All’interno di alcuni fondi sono presenti vere e proprie serie, di età moderna, intitolate agli ebrei. Per questo motivo i documenti proposti nel progetto quasi non comprendono atti medioevali: pur presenti con grande ricchezza nell’Archivio di Stato di Venezia, i documenti di questi primi secoli avrebbero costretto a condurre una ricerca sui contenuti, per selezionare i testi uno per uno, all’interno dei registri o delle buste appartenenti ad una molteplicità di fondi. L’ipotesi di agire in questa direzione è stata scartata sin dall’inizio proprio perché avrebbe richiesto tempi di analisi e di esecuzione improponibili, visti i tempi ristretti previsti per la conclusione del lavoro. Così si è abbandonata anche l’idea, molto seducente, di digitalizzare le fonti notarili, con una selezione degli atti relativi agli ebrei, veneziani o stranieri, ipotesi fondata su alcuni studi estremamente interessanti e innovativi, che a dispetto di altre teorie dimostrano l’esistenza concreta di una ‘specializzazione’, da parte di alcuni notai, nel rogare atti per la minoranza ebraica.

Nonostante l’estensione del progetto consentita dal finanziamento, la ricchezza degli archivi veneziani ha consentito di riprodurre solo una parte, certo molto significativa ma non completa, della documentazione presente in tutte le serie esistenti, di grandi o piccola dimensione, relative al mondo ebraico. E’ stato necessario operare comunque una scelta, non facile, privilegiando alcune serie, e in alcuni casi solo una parte di esse. Ci si è trovati talvolta costretti a mediare con altri fattori, tra i quali alcuni di carattere scientifico, come la bibliografia esistente o i suggerimenti di studiosi che da anni indagano questi temi. Ma in alcuni casi ci si è dovuti piegare a un compromesso: per esempio, di fronte a materiale eterogeneo e difficilmente riordinabile in tempi ristretti; o per motivi dovuti a legatura, che avrebbero costretto a tagliare e scucire una filza per fotografarne i documenti. Di queste mediazioni e di questi compromessi si è consapevoli, ma si è trattato di scelte, talvolta, obbligate, che con il tempo potranno essere ripensate.

La logica del progetto Judaica-Europeana di presentare al pubblico contestualmente un’immagine e una scheda ha reso particolarmente impegnativo il lavoro, che in ambito archivistico richiede modalità diverse da quelle catalografiche, e segue tempi e modalità non facilmente sincronizzabili tra descrizione e riproduzione.
Per la ripresa digitale è necessario il presupposto che l’intera unità sia stata in precedenza inventariata, ordinata (e dunque numerata in forma stabile), analizzata al suo interno e cartulata. Tali operazioni non sono sempre lineari e semplici, e hanno richiesto modalità di lavoro che in ambito archivistico risultano oggettivamente più lunghe e complesse rispetto ad analoghe procedure rivolte a libri manoscritti o a stampa.

La massa ingente della documentazione riprodotta, e i tempi limitati del progetto, hanno suggerito di redigere solo una parte di schede analitiche, e una gran massa di schede sintetiche, essenziali per orientare sulla quantità delle decisioni prese dalle singole istituzioni.

Tra le schede analitiche, che hanno richiesto un tempo di elaborazione più lungo, quelle relative ai fascicoli processuali, che sono stati integralmente schedati con cura e attenzione particolari, con l’indicizzazione dei nomi delle persone e dei luoghi. Queste schede verranno messe a disposizione come immagine in un momento successivo: i dati su persone, reati, esito del procedimento, già predisposti, consentiranno a breve di verificare l’azione concreta di amministrare la giustizia da parte degli organi veneziani.

Le immagini integrali delle singole unità, per ora, si accompagnano alle schede che ne descrivono la consistenza; oltre a questi dati essenziali, sono state predisposte anche ulteriori segnalazioni più specifiche, volte a segnalare un documento ritenuto particolarmente significativo. In questo modo si è voluto, da un lato, fornire la descrizione omogenea e coerente richiesta da un inventario archivistico e, dall’altro, aprire la possibilità di indicare alcuni documenti ritenuti di rilievo singolare.

Questa operazione verrà avviata inizialmente dall’Archivio di Stato di Venezia, utilizzando direttamente il sito web predisposto, con l’inserimento dei collegamenti già predisposti, ma nel corso del tempo il sistema potrà arricchirsi di ulteriori segnalazioni, poiché è attiva nel sito la possibilità di interazione a distanza con il pubblico.

La condizione giuridico-politica degli ebrei veneti e, in particolare, veneziani, potrà dunque essere ricostruita, confrontata e verificata nel dettaglio scorrendo i documenti qui riprodotti in formato digitale. Molti studiosi di questa realtà risiedono in altri paesi: ci si rivolge a loro, come docenti, ai loro studenti, ai ricercatori, agli esperti, ma anche alle persone che desiderano superare le oggettive difficoltà di lettura delle scritture manoscritte ed entrare nel vivo della realtà vissuta dalla minoranza ebraica a Venezia nei secoli XVI-XVIII.